La ricerca suggerisce l’adozione di interventi dietetici specifici

 

Possono fattori ambientali incidere sullo sviluppo dell’autismo? Il tema, da tempo oggetto di ricerche della comunità scientifica di tutto il mondo, è al centro di uno studio pubblicato sulla rivista Microbiome, firmato congiuntamente da Cnr, Università degli studi di Firenze, Fondazione ‘Edmund Mach’ di Trento e Azienda Ospedaliera Universitaria Senese.


La ricerca, coordinata da Carlotta De Filippo dell’Istituto di biologia e biotecnologia agraria (Ibba-Cnr), ha preso in esame la composizione del microbiota intestinale di soggetti adulti affetti da autismo, cioè l’insieme di microrganismi che ‘vivono’ nell'intestino umano. È noto, infatti, che sostanze presenti nella flora intestinale sono in grado di passare la barriera intestinale e produrre effetti sul sistema nervoso.


«Abbiamo analizzato la composizione del microbiota in soggetti che soffrivano di disturbi gastrointestinali, un disagio molto frequente tra le persone affette da autismo. L’obiettivo era caratterizzare i microrganismi presenti, verificare se vi fossero delle diversità rispetto a soggetti sani, individuare eventuali marcatori. Questo tipo di studio analitico è fondamentale per capire se il microbiota intestinale ha un ruolo nello sviluppo della malattia e, in ultima analisi, comprendere l’influenza di fattori ambientali o alimentari», spiega la ricercatrice.

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Lo scopo è indagare la loro correlazione con la malattia

 Indagare la correlazione tra comportamenti stereotipati e disturbi delle spettro autistico. E approfondire un tipo di manifestazione particolarmente frequente nei bambini e ragazzi affetti da autismo, utilizzando sofisticate tecnologie per l’osservazione sistematica di 70 pazienti.


Sono questi gli obiettivi con cui Villa Santa Maria, Centro con sede a Tavernerio (Como) specializzato nella cura e riabilitazione di bambini e ragazzi affetti da autismo e patologie neuropsichiatriche, sta avviando un nuovo studio osservazionale sulle stereotipie nei soggetti affetti da disturbi dello spettro autistico. L’indagine, che prenderà in considerazione i comportamenti motori, sensoriali, vocali e intellettivi dei ragazzi, interesserà i pazienti residenziali e impegnerà 16 educatrici del Centro per un periodo complessivo di 10 settimane.


I ragazzi verranno monitorati nel corso delle loro attività loro attività scolastiche ed educative, che occupano buona parte delle loro giornate. Il progetto, che è coordinato dal dottor Franco Vanzulli, neurologo e neuropsichiatra dell’infanzia e dell’adolescenza a Villa Santa Maria, prevede che i loro comportamenti vengano registrati attraverso 8 body cam affidate alle operatrici e posizionate in modo da non destare curiosità o imbarazzo nei pazienti.

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TRATTAMENTO DELLO SPETTRO DEI DISORDINI DELL’AUTISMO MEDIANTE L’USO DI SULFAROFANO (SGS)

Negli ultimi anni è letteralmente esploso l’interesse per la ricerca al riguardo del SGS (Sulforafano-Glucosinolato), solo nel 2007 PubMed (uno dei più grossi database di pubblicazioni scientifiche) conteneva 297 pubblicazioni sul SGS. La maggior parte di questi studi si focalizzava sull’effetto del Sulforafano sul cancro, anche se, ci sono moltissime pubblicazioni che evidenziano i benefici del sulforafano su molte altre malattie in particolare quelle correlate alle infiammazioni croniche, quali Alzheimer, parkinson, ipertensione, colesterolo, ulcera gastrica, problemi di vista e altri, oltre alle rencentissime ricerche che hanno dimostrato l’effetto benefico del sulforafano nel trattamento dei sintomi dello spettro autistico.

Lo studio della Johns Hopkins University diretto dal Dott. Talaley, suggerisce una dose di mantenimento di 38 mg al giorno di SGS ricavato da germogli freschi di broccolo che deve includere una quantità necessaria di Myrosinase rilasciata da una masticazione molto prolungata dei germogli stessi.

Pertanto mangiare i germogli di broccolo senza una prolungata masticazione che possa frantumare la parete cellulare e rilasciare l’enzima Myrosinase, ne riduce drasticamente l’efficacia limitando la combinazione dell’SGS con l’enzima Myrosinase a formare gli isotiocianati.

 

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Oggi, 16 Giugno 2017,  in comune a Latina abbiamo presentato l'associazione LatinAutismo tra tante associazioni che operano nel sociale, abbiamo incontrato il sindaco Damiano Coletta e gli assessori delle politiche sociali Patrizia Ciccarelli e alle politiche giovanili Cristina Leggio e il direttore della coop OSA Diego Rubbi e la Coordinatrice Integrazione Scolastica Immacolata Di Giovannantonio, tutti felici di conoscerci e disponibili a collaborare. Per la prima volta a Latina nasce un gruppo di genitori di soggetti autistici pronto a confrontarsi con le istituzioni per migliorare la qualità dei servizi offerti. Chiediamo a tutti i genitori di essere presenti alla prossima riunione di giugno 2017, adesso si fa sul serio!!

 

Articolo sull'evento disponibile al seguente link: http://www.latinatoday.it/politica/open-day-servizi-sociali-comune-latina-16-giugno-2017.html

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Autismo e strategie scolastiche 

In questa breve guida scoprirai:

  1. Cosa si intende per disturbi dello spettro autistico.
  2. Come favorire la comunicazione.
  3. Come favorire l’interazione sociale.
  4. Con quali tecniche puoi gestire le problematiche comportamentali.
  5. In che modo puoi facilitare l’apprendimento del bambino.
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La risonanza magnetica funzionale permette di individuare bambini ad alto rischio di sviluppare autismo già nei primi mesi di vita, molto prima cioè che insorgano i sintomi di questa condizione. È il risultato di uno studio che, se validato su campione ampio, potrebbe cambiare le prospettive di diagnosi e di cura di questo disturbo neuropsichiatrico.

Una scansione di risonanza magnetica funzionale, che permette di osservare le aree attive nel cervello, può individuare già a sei mesi di età i soggetti ad alto rischio di sviluppare autismo. È il risultato di uno studio pubblicato su “Science Translational Medicine” da Diana Bianchi del Eunice Kennedy Shriver National Institute of Child Health and Human Development (NICHD) e colleghi che apre una prospettiva diagnostica nuova, considerato che attualmente non esiste modo di evidenziare i segni del disturbo prima che insorgano i primi sintomi verso il secondo anno di età.

“Alcuni studi hanno mostrato che le anomalie neuroanatomiche tipiche dell'autismo si strutturano prima che emergano i sintomi”, ha spiegato Bianchi. “Se i futuri studi confermeranno i nostri risultati, la rilevazione strumentale di queste differenze permetterà ai medici di diagnosticare e trattare l'autismo molto più precocemente rispetto a quello che è possibile fare ora”.

Nello studio, Bianchi e colleghi si sono concentrati in particolare sulle connessioni tra le regioni cerebrali più direttamente colpite dai disturbi dello spettro autistico, cioè quelle che sovraintendono al linguaggio e alle relazioni sociali, effettuando scansioni di risonanza magnetica funzionale su 59 neonati di 6 mesi di età mentre dormivano. I piccoli erano considerati ad alto rischio di autismo perché avevano tutti un fratello o una sorella più grande autistico. Di essi, 11 hanno poi ricevuto la diagnosi di autismo all'età di due anni.

Gli autori hanno poi usato una tecnologia di apprendimento automatico in grado di imparare autonomamente a osservare le differenze nelle immagini di scansioni cerebrali dei soggetti autistici rispetto a un altro gruppo di soggetti non autistici per prevedere le future diagnosi. Il metodo ha individuato correttamente 9 degli 11 bambini con autismo nello studio di Bianchi, dimostrando così una sensibilità dell'82 per cento, e identificato correttamente tutti quelli che non hanno successivamente sviluppato il disturbo. In una seconda analisi condotta su altri casi, la sensibilità del test è risultata del 93 per cento.

Complessivamente, sono state individuate 974 anomalie nelle connessioni neurali associate ai comportamenti autistici. Si aspetta ora che i risultati siano ripetuti e validati su campioni molto più ampi, prima che la metodica possa entrare nella pratica clinica.

“Anche se si tratta indubbiamente di risultati preliminari, lo studio suggerisce che in futuro il neuroimaging potrebbe essere utile per diagnosticare l'autismo o aiutare il personale sanitario a valutare il rischio dei bambini di sviluppare il disturbo”, ha concluso Joshua Gordon, dei National Institute of Mental Health (NIMH) coautore dello studio.

Riferimento: Le Scienze - Mente&Cervello

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