Sembra che il Progetto “In giro con il portafoglio” ci sia venuto incontro e noi che eravamo molto attenti agli specifici bisogni dei nostri adolescenti lo abbiamo accolto.

Si è avviato un po' in sordina grazie al dott. Simone Marrocco che aveva iniziato un’attività per l’acquisizione di abilità sociali con un adolescente, figlio di soci della nostra Associazione.

Per noi la sfida più grande è proprio quella di aiutare i nostri figli a non aver paura di uscire, di camminare per strada, di incontrare altre persone.

Anzi vorremmo che si allenassero un po' al giorno per imparare sempre più a diminuire le paure e l’ansietà, per provare il piacere di una vita più aperta, dove ci sia spazio soprattutto per l’amicizia. Già l’amicizia... Proprio quella dimensione primaria per tutti gli adolescenti, l’esperienza dalla quale traggono affetto, conoscenze, calore, motivazioni, allegria, tanto che possiamo affermare che essa è irrinunciabile per assicurare uno sviluppo sano di ogni ragazzo/a.

Spesso ai nostri figli è negata la possibilità di vivere amicizie a causa di difficoltà che si presentano come scogli insormontabili.

Noi genitori siamo investiti del compito di inventare le possibilità, creare le condizioni affinché anche i nostri figli possano sentire il giovamento dell’amicizia nelle loro giornate. Nonché lottare per vincere la tendenza alla chiusura sentendo profondamente il diritto all’amicizia e ad una vita sociale piena.

Per questo il progetto ha smesso di essere individuale e ha visto l’aggregazione di altri due ragazzi.

Siamo riusciti ad interessare anche gli scout di alcune parrocchie e così alcuni giovani si sono affiancati come volontari a tre dei nostri ragazzi, al dottor Marrocco e ad un’altra educatrice per sperimentare qualche ora di socialità senza la presenza dei genitori.

Sappiamo bene quanto sia importante quando si è adolescenti cominciare a fare qualcosa senza la presenza assidua dei genitori. Perchè un giorno possano dire: “Ce la faccio anche senza mamma e papà” ed accrescere così quel sentire così prezioso che chiamiamo autostima.

Ci sono delle ovvietà che per i nostri figli rappresentano grandi conquiste. Conquiste avvenute in seguito all’investimento di molte energie, anche economiche, da parte delle famiglie e molto impegno da parte dei ragazzi che frequentano questo tipo di “lezioni”.

Prepararsi per uscire, lavarsi i denti, scegliere l’abito da indossare, profumarsi, e una volta fuori attraversare la strada, e per favorire l’autodeterminazione discutere per poter scegliere con i compagni che cosa fare, dove trascorrere le ore a disposizione, soffermarsi ad interpretare la segnaletica stradale, passeggiare a braccetto lungo il corso, pagare il conto alla cassa di un bar, sostare in piazza del Popolo, frequentare un locale, una pizzeria, il bowling, andare al cinema, fare acquisti al centro commerciale, possiamo chiamare tutto questo progresso, guadagno. Non solo perché i nostri ragazzi cominciano ad avere la percezione di non essere più bambini. C’è in ballo il traguardo più elevato, si tratta della strutturazione di un’identità attraverso un processo di individuazione; è un processo lungo e delicato. Questo non può essere considerato un traguardo esclusivo riservato ai cosiddetti normotipo, ma è proprio per tutti.

Le differenze infatti non possono costituire un muro che, ergendosi dinanzi a noi, arresta la trasformazione delle potenzialità in strumenti utili per una vita piena.

È un diritto godere di una vita piena e per tendervi dobbiamo pensare che le strade non possono che essere differenti. Per questo parliamo di percorsi personalizzati.

Quanta gioia nei genitori vedere tornare a casa i propri figli che avevano sfidato il mondo fuori così grande, talvolta spaventoso, eccitati, contenti e con la voglia di ripetere la stessa esperienza.

E quale emozione venire a sapere che le difficoltà individuali messe una vicina all’altra anziché sommarsi si dissolvono. È emersa la responsabilità emotiva dell’uno verso il compagno più in difficoltà. Il risultato? L’uno si sentiva appagato per aver aiutato, l’altro contento per aver superato la difficoltà e avercela fatta. A distanza gli educatori supervisionano e lasciano carta bianca affinché l’amicizia possa fiorire, affinché ognuno possa essere messo in condizioni di donarsi all’altro e al contempo  di ricevere.

Senza parlare di che cosa i giovani volontari riescono a comprendere sul valore della solidarietà. Una legge antica e meravigliosa quella della solidarietà.

In quest’ottica non esistono figli migliori, esistono solo dei figli .

Ora i nostri ragazzi prima di uscire si guardano allo specchio, verificano di essere in ordine e nessuno si sogna di impedire che la loro voglia di partecipare, di “esserci” possa essere soffocata (neanche dai nostri umani timori).

Questo progetto, che ha portato a casa molti risultati, merita di essere sostenuto. Per potersi allargare ad altri adolescenti che trarebbero importanti benefici abbiamo bisogno di un aiuto solidale.  I costi infatti che le famiglie sono costrette a sostenere sono elevati.

Ciò in cui speriamo è che, ancora una volta, ci venga incontro una mano provvidenziale che creda insieme a noi in questo progetto ambizioso e molto molto umano.

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